Marie Curie nel 31 al congresso di fisica Nucleare con cappello e vstito scuro, accanto a lei Marconi

Un aspetto poco noto, ma estremamente significativo della biografia scientifica di Marie Curie, sono i viaggi che la scienziata fece in Italia agli inizi del ‘900, e che ebbero un impatto importante sulla storia della scienza italiana.

Il primo viaggio. 1911

Il primo viaggio fu a Genova, nell’aprile del 1911, per tenere una conferenza sulla scoperta dell’elemento chimico radio, nell’ambito delle “Conferenze sulla Fisica Teorica, Sperimentale ed Applicata” organizzate dal Prof. Antonio Garbasso e destinate al grande pubblico. Sappiamo che Marie Curie parlò per più di due ore, svolgendo diversi esperimenti per  mostrare le proprietà dell’elemento chimico.

1918. Alla ricerca delle risorse naturali

Il grande interesse che c’era in Italia a quell’epoca per le sostanze radioattive presenti in natura spinse Vito Volterra, capo dell’Ufficio Invenzioni e Ricerche a Roma, e Raffaello Nasini, direttore dell’Istituto di Chimica Generale di Pisa, a invitare Marie Curie nel 1918. In questo secondo viaggio la scienziata attraversò il nostro paese analizzando acque termali, fumarole e rocce alla ricerca di giacimenti sfruttabili di radio e uranio. Malgrado le estese ricerche (percorsero infatti più di tremila chilometri), ci si rese conto che l’Italia non possedeva risorse minerarie in grado di competere con quelle già disponibili sul mercato internazionale.
Il viaggio, in ogni caso, non fu inutile, perché l’anno dopo, nel 1919, grazie a un’iniziativa parlamentare promossa da Volterra, venne istituita la Commissione Nazionale per le Sostanze Radioattive: il primo organismo incaricato di coordinare a livello nazionale le attività di ricerca in materia di radioattività.

Pochi anni dopo, nel 1923, per iniziativa di Orso Mario Corbino — all’epoca Ministro dell’Economia nazionale oltre che direttore dell’Istituto fisico di via Panisperna —, alla Commissione fu affiancato un Ufficio del Radio con finalità medico-sanitarie. Successivamente, tale Ufficio fu trasferito in via Panisperna e affidato alla direzione di Giulio Cesare Trabacchi. E fu proprio Trabacchi, dieci anni dopo,  a mettere a disposizione del gruppo guidato da Enrico Fermi il prezioso grammo di radio in possesso dell’Ufficio, una risorsa che avrebbe avuto un ruolo significativo nelle ricerche condotte dal celebre laboratorio romano.

Apparecchio per l'estrazione del radon dal radio presso il Laboratorio di Fisica dell'Istituto di Sanità Pubblica di Roma, installato nel seminterrato dell'edificio in Via Panisperna.© Archivio fotografico dell'Istituto Superiore di Sanità, Roma.
Apparecchio per l’estrazione del radon dal radio presso il Laboratorio di Fisica dell’Istituto di Sanità Pubblica di Roma, installato nel seminterrato dell’edificio in Via Panisperna. © Archivio fotografico dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma.

 Il Congresso del 1931: il passaggio fra due epoche

L’ultimo viaggio di Marie Curie in Italia risale al 1931, quando, invitata da Enrico Fermi, partecipò al primo Congresso Internazionale di Fisica Nucleare, tenutosi presso l’Istituto fisico di via Panisperna dall’11 al 18 ottobre.
L’evento, patrocinato dall’Accademia d’Italia e finanziato dalla società Edison, riunì alcuni dei più grandi fisici del tempo, tra cui sette premi Nobel e sei futuri tali. Si trattò di un evento unico, poiché per la prima volta la fisica nucleare si proponeva come disciplina autonoma sul palcoscenico internazionale. Era una fase di profonda incertezza teorica: molte particelle fondamentali non erano ancora state osservate e perfino il linguaggio era in via di definizione. Proprio in quel contesto Wolfgang Pauli propose l’esistenza del neutrino, segnando uno dei passaggi cruciali della fisica del Novecento.
Marie Curie, allora sessantaquattrenne e già provata dagli effetti dell’esposizione alle radiazioni, non partecipò come protagonista scientifica attiva. La sua era piuttosto una presenza simbolica: rappresentava, infatti, la prima stagione della fisica dell’atomo, quella delle scoperte fondamentali sulla radioattività. I fisici riuniti a Roma — tra cui Fermi e il suo gruppo — incarnavano una nuova fase, quella dell’indagine sul nucleo e delle reazioni nucleari. La sua partecipazione segnava, dunque, un passaggio di testimone tra due generazioni e due epoche della ricerca.
Morirà solo tre anni dopo, nel 1934 — lo stesso anno in cui Fermi avviò gli esperimenti sulla radioattività indotta dai neutroni che avrebbero aperto la strada alla fissione nucleare.

Marie Curie nel 31 al congresso di fisica Nucleare con cappello e vstito scuro, accanto a lei Marconi
Da sinistra verso destra: Robert Millikan, Marie Curie, Arthur Compton (in seconda fila), Guglielmo Marconi, Jean Baptiste Perrin (in seconda fila) e Niels Bohr. © AIP Emilio Segrè Visual Archives, Collezione Goudsmit.

 

Conclusioni

 I viaggi di Marie Curie in Italia sono stati decisivi sia per l’avvio delle ricerche sul radio e per la nascita dell’istituto a esso dedicato, sia per aver gettato le basi del profondo legame con il futuro gruppo di Fermi. Questa connessione scientifica si concretizzò negli anni successivi con il soggiorno a Parigi di giovani talenti come D’Agostino e Pontecorvo, che andarono a perfezionarsi presso l’Istituto del Radio, anche al fianco di Irène, figlia di Marie, e di suo marito, Frédéric Joliot-Curie, dimostrando ancora una volta che l’eredità più grande di uno scienziato è l’impatto che lascia nel tempo.

articolo a cura di Domenica Verduci, PhD candidate

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